Se devi spiegare la tua unique selling proposition, non ce l'hai. Come si riconosce un posizionamento che funziona davvero.
Quasi tutte le aziende che incontriamo hanno una USP. Quasi nessuna ha un posizionamento. La differenza non è semantica: la USP è una frase scritta in un documento interno, il posizionamento è ciò che resta nella testa di qualcuno che di te si è occupato per undici secondi e poi è passato ad altro.
C'è un modo molto poco elegante e molto efficace di verificare se una USP funziona. Chiedi a tre clienti che ti conoscono bene di descrivere che cosa fai, senza preavviso e senza il tuo sito davanti. Se ottieni tre risposte diverse, il problema non è la loro memoria: è che non hai mai dato loro una frase abbastanza semplice da ricordare.
Un posizionamento funziona quando viene ripetuto in tua assenza, con parole tue, da persone che non hanno alcun interesse a farti un favore. Fino a quel momento hai un claim, che è una cosa che paghi. Da quel momento hai un asset, che è una cosa che rende.
Tre errori ricorrenti, in ordine di frequenza.
Primo: la USP descrive un vantaggio che ha anche il concorrente. «Qualità, affidabilità, attenzione al cliente» non è differenziazione, è la soglia minima per stare sul mercato. Un buon test: prova a scrivere il contrario. Se nessuna azienda sana di mente rivendicherebbe l'opposto — «bassa qualità, poca attenzione al cliente» — allora non stai dicendo nulla.
Secondo: la USP è vera ma non interessa a nessuno. Molte aziende si differenziano su una dimensione che il cliente non usa per decidere. È il caso classico dell'eccellenza tecnica in un mercato dove si compra per velocità di risposta.
Terzo: la USP cambia ogni sei mesi. È la più insidiosa, perché sembra dinamismo. In realtà azzera l'unica cosa che costruisce riconoscibilità, cioè la ripetizione. Un messaggio mediocre ripetuto per tre anni batte un messaggio brillante cambiato tre volte.
Parti da dove si decide, non da dove sei bravo. Ricostruisci la conversazione reale che il tuo cliente ha in testa nel momento in cui sceglie: quali sono le due o tre alternative che sta considerando, quale rischio sta cercando di evitare, quale frase gli farebbe dire «questo risolve esattamente il mio problema».
Poi scegli una sola cosa. La tentazione di aggiungere è la principale causa di morte dei posizionamenti: ogni elemento in più divide l'attenzione, e l'attenzione non si somma, si distribuisce.
Infine, mettila alla prova sul campo prima di metterla sul sito. Usala in tre conversazioni commerciali vere e osserva cosa succede: se l'interlocutore fa una domanda di approfondimento, funziona. Se annuisce e cambia argomento, no.
Un posizionamento non è una dichiarazione. È una previsione verificabile su come gli altri ti descriveranno.
NOTA lavora con pochi clienti founder-led su orizzonti pluriennali. Se stai valutando un percorso di posizionamento, scrivici.
Quando produrre non costa più nulla, produrre smette di essere un servizio. Che cosa resta pagabile nella comunicazione d'impresa.
Leggi →ReputazioneLa curva del valore reputazionale non è lineare. Capire dove si trova la propria azienda evita di interrompere il lavoro proprio quando inizia a rendere.
Leggi →Intelligenza artificialeQuando le persone smettono di cliccare sui risultati e leggono una risposta generata, la domanda non è più se ti trovano. È se ti citano.
Leggi →